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Comunità Parrocchiale di Bresega

 

DOMENICA 31 maggio 2020

SOLENNITA' DI PENTECOSTE

In primo piano

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Bollettino delle parrocchie di
Bresega, Ponso, Carceri, Vighizzolo

scarica qui il bollettino settimanale

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Dal vangelo secondo Giovanni (20,19-23)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

::: Prossimi appuntamenti :::

Agenda della settimana

Raccolta di generi alimentari
In data 18 maggio 2020 si è incontrato il Consiglio Pastorale Parrocchiale e si è parlato degli effetti della pandemia anche dal punto di vista economico. Riguardo a questo aspetto, è stato pensato di raccogliere generi alimentari per le famiglie in difficoltà delle nostre parrocchie. Il cestone per la raccolta degli alimenti sarà posto all’entrata della sala teatro. Grazie a quanti potranno dare il loro contributo!
Riprende l’adorazione eucaristica, 5 giugno
Venerdì 5 giugno alle ore 20:30 ci ritroviamo in chiesa con l’appuntamento mensile dell’Adorazione
Eucaristica, guidata dai ministri straordinari della Comunione.

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orario completo delle S. Messe sul bollettino

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APPUNTAMENTI SETTIMANALI

- GRUPPO 3a ETA': GIOVEDI ore 15.30 S. Messa e attività in Centro Parr.

- CORALE: GIOVEDI ore 21.00

- CORO GIOVANI: LUNEDI ore 21.00


- INTENZIONI Ss. MESSE:
ordinarle dopo la Messa
in sacristia o in canonica
Offerta per S. Messa libera, consigliata € 10,00

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per ulteriori informazioni fare riferimento al bollettino

Contatti

IN PRIMA PAGINA SUL BOLLETTINO


IL DONO PROMESSO DAL PADRE
Una richiesta strana di Gesù ai discepoli prima di andarsene in cielo è questa: “Non allontanatevi da Gerusalemme, ma aspettate il dono che il Padre ha promesso e del quale io vi ho parlato.”
Già Tommaso sembra frequentasse saltuariamente il gruppo dopo la morte di Gesù; due discepoli poi si erano diretti verso Emmaus lasciandosi alle spalle tutta la storia.
Tra l’altro era impegnativo non allontanarsi da Gerusalemme; Pietro, Giovanni Giacomo e gli altri vi erano andati facendosi duecento chilometri a piedi ed avevano immaginato (come tanti ebrei) di
restarci il tempo della Pasqua, due-tre giorni o al massimo una settimana. Il problema era anche economico: avevano prenotato presso un ristorante per la cena pasquale ma poi dormivano fuori, sotto gli alberi, per spendere meno. Dalla morte di Gesù però erano rimasti stabili nella sala della cena e pensare di allungare la permanenza nella capitale costava.
Perché Gesù chiede questo? E per quanto tempo?
Alla fine i giorni si allungano e diventano prima quaranta e poi altri dieci: cinquanta. Quasi due mesi. Due mesi di attesa di un dono del Padre. Dai racconti si capisce che 40 e 10 sono numeri per dire altro. Il numero quaranta lo abbiamo conosciuto bene in questa quarantena. È un periodo lungo, molto lungo. Per essere sicuri di star bene e non essere contagiosi ci vuole tanto tempo. Se poi si aggiungo altri 10 giorni si arriva ad un periodo quasi infinito. Vuol dire che avere quel dono ci vuole un tempo lungo, ci vuole tutto il tempo necessario. Non si arriva a quel dono in fretta, di corsa, subito. Per certe cose importanti ci vogliono tempi lungi: si nasce in nove mesi, le piante hanno tempi lenti di sviluppo, l’universo si muove con tempi precisi ma non rapidi, per cucinare bene ci vuole tanto tempo, così per dipingere, imparare a suonare, a fare un lavoro, a stare con una persona. La vita è fatta di tempi lunghi che non si possono accorciare e, se lo si fa, si rischia di non avere nulla in mano. Per avere quel dono del Padre ci vuole pazienza, resistenza, capacità di lavorare su se stessi, stare fermi senza disperdersi, una comunità attorno che ti incoraggia e ti corregge.
Ma di quale dono parla Gesù? Parla del dono più grande che uno possa avere dentro di sé: la capacità di amare, di essere altruisti, generosi. È un grande dono per sé perché rende veramente felici e per gli altri perché li rispetta e fa voler loro bene. Ci vuole una vita per imparare ad amare. E ci vuole una vita “a Gerusalemme”, in un posto in cui uno vede da un altro come si ama. Si impara ad amare guardando chi ci ha amato per primo, con gratuità e libertà. I discepoli devono stare a lungo a Gerusalemme dove hanno visto Gesù amare anche nel momento più difficile: quando si è umiliati e allontanati. Gesù è stato fedele alla sua capacità di voler bene comunque. Ognuno di noi ha la sua ‘Gerusalemme’, il luogo dove ha imparato da qualcuno ad amare: la casa con la mamma e il papà, i fratelli, un amico, un educatore, un conoscente. Stando con loro si impara che il senso della vita è amare.
Per questo, dopo 50 giorni di apprendistato arriva il dono. I Vangeli lo chiamano lo Spirito Santo per differenziarlo dallo spirito di violenza, di ingiustizia, di invidia. Questi non sono spiriti santi. Amare sì; è lo spirito, la logica che guida Dio e gli uomini e donne che lasciano un segno profondo nel mondo. Ad amare si impara e alla fine dell’apprendimento la capacità di amare arriva come un grande dono!
don Riccardo
COME MARIA
Quest’anno celebriamo la Pentecoste e la fine del mese mariano nello stesso giorno. Un anno particolare anche per il rosario che è stato vissuto nelle famiglie con la proposta della diretta in streaming. Impossibili le processioni di chiusura, cosi belle, festose e profumate di estate. Ci rifaremo appena possibile.
Questa coincidenza ci aiuta a riflettere sulla figura di Maria che è stata la sposa dello Spirito Santo, piena di Grazia fin dall’Annunciazione, Immacolata secondo il progetto di Dio.
Maria, a cui siamo tanto devoti e riconoscenti, a volte senza sapere perché, ma soltanto per un sentimento istintivo di devozione materna è la grande creatura che ci conduce al Creatore. Sì, il Creatore si crea una natura umana nella quale supera l’infinita distanza che lo separa dalle altre creature e si fa uomo in Maria.
Dove Lui è presente ciò avviene sempre attraverso quella creatura pura e senza macchia che nella
Bibbia e in particolare nel Nuovo Testamento porta il nome di Maria. Mai l’uomo ha potuto sperimentare la realtà di Dio senza Maria. Il simbolo della stella che porta a Cristo porta anche a Maria.
Questo ci fa capire come non si può pensare a Cristo senza pensare a Maria e viceversa non si può pensare a Maria senza pensare a Cristo. Questo solo un credente lo può vedere.
Credente in senso vero e profondo è colui che ama, vuole il bene, fa il bene, osserva il duplice comandamento dell’amore, ama Dio e il prossimo, o meglio Dio nel prossimo. Maria è stata la grande credente, colei che ha incarnato al massimo questo progetto. Dio ci desidera come Maria; possa la nostra fede continuare a crescere prendendo Maria come modello, compagnia nella strada della vita e madre, e diventare così anche noi capaci di amare. don Andrea

BRESEGA PONSOCARCERIVIGHIZZOLO
Sabato - - - -
Domenica
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Dal lunedì al venerdì - - - -
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ALTRE INFORMAZIONI SUL BOLLETTINO


 

  

 

 

 

 
 
 

 

 

  • Consiglio Pastorale Parrocchiale
  • Consiglio per gli Affari Economici
  • Catechesi

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Prima di presentare il Gruppo Teatro Vecchio Veneto vorremmo fare un po’ di storia del teatro a Bresega.

ANNI QUARANTA

Facciamo un salto nel tempo per sfogliare le pagine di un passato di qualche anno, quando a Bresega un gruppo di persone si cimentarono all’arte del teatro. Parliamo degli anni immediatamente seguenti il secondo dopoguerra, quando fare teatro, magari artigianalmente, per se  stessi e per il piccolo borgo, era l’unico svago realizzabile. Ci si riuniva presso gli ambienti della canonica, ambienti che orgogliosamente Don Fabiano, il parroco di allora,  metteva a disposizione per i “suoi ragazzi”. Vogliamo ricordare due persone che hanno particolarmente contribuito a rendere fattiva quello che era una aspirazione di tutti: Stellio Gastaldo e Angelo Manfrin.

 Nelle lunghe serate invernali si preparavano le rappresentazioni teatrali che sarebbero state messe in scena nel periodo estivo. Allora era in voga l’operetta, armonioso “ensamble” di musicali canzoni e parti recitate.  Qualcuno ricorda ancor oggi,  con orgoglio, i successi ottenuti in paese e i riconoscimenti raggiunti durante le trasferte.

In quei tempi, maschi e femmine non potevano fare teatro assieme quindi parallelamente nacque anche la compagnia teatrale femminile, i luoghi di incontro era sempre la canonica. A diversità dei colleghi maschietti, le ragazze si perfezionarono nella recita di commedie. Ci viene spontaneo chiedere cosa avrebbero fatto se ci fosse stata la necessità di una parte maschile. Niente paura, una ragazza si vestiva da maschietto e il problema era risolto. Inutile dire che anche il gruppo femminile ebbe i suoi momenti di gloria. 

Parlando con un signore di un paese limitrofo, riguardo alla tradizione teatrale a Bresega, questi ricordava che, quando era piccolo, i “grandi”lo avevano mandato a Bresega a prendere i trucchi. Cosa era successo? Stavano preparando una rappresentazione teatrale e all’ultimo momento si sono accorti che i loro trucchi si erano irrimediabilmente rovinati. Che fare? Niente paura si va a Bresega e loro sicuramente hanno tutto. Una corsa in bicicletta e il problema si è risolto nei migliore dei modi.  Eravamo negli anni Cinquanta!

ANNI SESSANTA

Con il boom economico si cambiano stili di vita, sorgono altri mezzi di divertimento, qualcuno è costretto ad emigrare e tutto lentamente si scioglie, lasciando però sempre acceso un lumicino: a ricordo dei vecchi fasti rimaneva  lo stabile del teatro.

ANNI SETTANTA...LA NASCITA DEL GRUPPO TEATRALE

E arriviamo agli inizi degli anni settanta quando un gruppo di ragazzi, cogliendo l’occasione della festa di Santa Lucia, copatrona del paese, si propongono, dopo la recita dei bambini delle elementari,  di allietale la festa con  brevi scenette. Ed è così che nasce quello che poi si chiamerà Gruppo Teatro Vecchio Veneto. Da brevi scenette si passerà  alle farse quindi ad atti unici finché  arriviamo  alla realizzazione delle commedie.

Con gli anni il gruppo artisticamente cresce coinvolgendo molti  giovani del paese e trova lo stile che lo contraddistinguerà  e lo caratterizzerà. 

IL GRUPPO TEATRO VECCHIO VENETO...OGGI

Il Gruppo attualmente è formato da circa trenta persone compresi attori, scenografi, tecnici audio e video, truccatrici e collaboratori vari.

Il Gruppo ha delle caratteristiche che lo differenzia dalle altre compagnie: è completamente autodidatta; ha un autore delle proprie rappresentazioni: Silvio Olin; ha la sua lingua vernacolare: il dialetto locale; ha tanta voglia di divertirsi, divertendo il pubblico, e può vantare, tra i componenti,  una collaborazione quasi quarantennale.

Il filone del buon umore è da sempre l’ingrediente principale che la compagnia vuole trasmettere al pubblico. In paese il gruppo è amato e apprezzato, conosciuto e seguito con entusiasmo. I consensi ottenuti si estendono non solo nei paesi limitrofi ma anche oltre il territorio della Bassa Padovana sconfinando anche fuori regione.
La discriminante sta certamente nel fatto che il pubblico può  identificarsi nei personaggi portati in scena.  Del resto le situazioni rappresentate sono storie di vita quotidiana, a volte portate all’eccesso, ma con un fondo di verità. E’ la realtà messa in scena , è la vita recitata dal vivo.

Il Gruppo ha messo in scena oltre a quindici rappresentazioni. A titolo esemplificativo ne ricordiamo alcune : Chiuso per ferie, Done Omani Marideve, Disi sempre che la xe cota, On pugneto de sale, Semo tuti paroni .

Attualmente il Gruppo si è costituito in associazione culturale teatrale  apolitica e apartitica senza scopo di lucro.

Per informazioni 0429/679097

teatrobresega.blogspot.com

 

 

Canti per la Santa Messa

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Parrocchia di Bresega

Via Chiesa di Bresega, 108

35040 Ponso PD

 

Per comunicare con don Andrea Ceolato:

tel. 0429619777

cell. 340 2216242

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